Nel panorama giuridico italiano, una recente pronuncia della Corte d'Appello di Milano ha chiarito in…
Con l’ordinanza n. 10797 del 23 aprile 2026, la Corte di Cassazione affronta il tema delle clausole assicurative che prevedono condizioni meno favorevoli per l’assicurato che scelga una carrozzeria non convenzionata con la Compagnia, imponendo penalizzazioni a suo carico.
La vicenda esaminata dalla Corte di Cassazione
La decisione nasce da un contenzioso relativo a clausole che prevedono franchigie più elevate o riduzioni del risarcimento nel caso in cui il cliente decidesse di rivolgersi ad una carrozzeria di propria fiducia anziché ad una convenzionata con la Compagnia di assicurazioni.
La pattuizione di due diverse franchigie da applicare al medesimo danno può determinare degli squilibri. Tale pattuizione da sola può essere lecita, ma secondo la Cassazione tali clausole non devono essere valutate in modo isolato, ma devono essere analizzate nel complessivo contesto del contratto assicurativo.
Cosa prevedono queste clausole
Molte Compagnie assicurative inseriscono nelle proprie polizze RC auto delle clausole che riducono il risarcimento, aumentano la franchigia, limitano il massimale, quando l’assicurato sceglie una carrozzeria non convenzionata con la Compagnia stessa. In questo modo l’assicurato viene “spinto” a rivolgersi a tali carrozzerie.
Perché la Corte di Cassazione le ritiene potenzialmente vessatorie
La Corte ha chiarito che tali clausole potrebbero considerarsi vessatorie nel momento in cui determinano un “significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.
Se la polizza introduce penalizzazioni troppo gravose per chi si rivolge a una carrozzeria non convenzionata con la Compagnia Assicurativa rischia di limitare la libertà contrattuale del consumatore e di alterare la concorrenza sul mercato delle riparazioni auto.
L’assicurato dovrebbe poter scegliere liberamente a chi affidare la riparazione del proprio veicolo.
Il concetto di significativo squilibrio nel contratto
Il riferimento normativo è quello del Codice del Consumo (artt. 33 e seguenti) che considera vessatorie quelle clausole che “determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.
Nel caso di specie la Corte di Cassazione sottolinea che la vessatorietà di tali clausole deve considerarsi, non in modo isolato, ma in relazione all’intero contratto, al fine di verificare se nello specifico caso concreto esse determinino effettivamente un significativo squilibrio dei diritti ed obblighi derivanti dal contratto.
Valutazione che deve anche tenere in considerazione se tali clausole siano state imposte al consumatore o se invece derivino da una sua libera accettazione, in modo da accertare se effettivamente il consumatore abbia esplicato la propria autonomia contrattuale.
Cosa cambia per assicurati e Compagnie
La pronuncia non dichiara automaticamente nulle tutte le clausole di questo tipo, tuttavia stabilisce un principio importante: le Compagnie Assicurative non possono imporre, direttamente o indirettamente, vincoli sproporzionati che rendano di fatto obbligatoria la scelta della carrozzeria convenzionata.
Per gli assicurati si tramuta in una maggiore tutela.
Per le Compagnie sarà invece necessario predisporre clausole equilibrate e trasparenti.
Conclusioni
La Corte di Cassazione sottolinea l’importanza di non limitare eccessivamente la libertà di contrarre dell’assicurato.
Le clausole che penalizzano chi sceglie una carrozzeria non convenzionata con la Compagnia Assicurativa dovranno quindi essere valutate con particolare attenzione soprattutto alla luce della normativa del Codice del Consumo.
Può essere utile una valutazione legale per verificare la legittimità di tali clausole in modo da tutelare il diritto al pieno risarcimento e individuare soluzioni più efficaci in caso di pratiche potenzialmente vessatorie o restrittive della libertà di scelta dell’assicurato.
